La nostra Tripoli...

di Sergio DISCO

(video inviato da Aldo Bassani)

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POESIA...

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Poesia n. 11

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Grazie per aver visitato il sito. Contatore pagine visitate dal 29 settembre 2012 n.

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RICORDANDO TIGRINNA
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...e la nostalgia delle voci nel deserto lontano

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a proposito di Tigrinna, Garian e altro...​

Ulteriori approfondimenti particolareggiati su Tigrinna e altri centri libici​

Altre notizie di... TIGRINNA...​

...estratte dal libro della dr. Vittoria Capresi "L'utopia costruita. Centri rurali di fondazione in Libia (1934-1940)",

all'indirizzo: http://njema.weebly.com/uploads/6/3/4/5/6345478/vittoria_capresi_-_i_centri_rurali_di_fondazione_libici_tesi_di_laurea.pdf

per la parte che riguarda Tigrinna, al capitolo 4 a pagina 69 e successiva, si legge:

VirgoletteIniziali

4 _ I CENTRI RURALI DI FONDAZIONE E I COMPRENSORI AGRARI

4.1 _ L’AZIENDA DI TIGRINNA, PROTOTIPO DELLA COLONIZZAZIONE DI STATO­​

La struttura dell’ATI, Azienda Tabacchi Italiani, e il sistema di gestione del comprensorio utilizzato dall’azienda per la coltivazione di tabacco nei pressi di Tigrinna, funzionarono come prototipo per la colonizzazione demografica di Stato. La peculiarità dell’esperimento consisteva nell’interporre tra il privato latifondista e le famiglie di coltivatori italiani, un organo intermedio parastatale preparato ad assumersi le responsabilità e il controllo dell’immigrazione delle famiglie e dell’avvaloramento agrario.

L’Ente di Colonizzazione della Cirenaica, istituito nel giugno del 1932, ricalcò l’esempio dell’ATI.

Tigrinna fu inoltre il primo caso dove venne costruito un centro agricolo, in cui furono concentrate le funzioni indispensabili a garantire il sostegno culturale, religioso e tecnico, di cui le famiglie dei lavoratori sparsi sul territorio necessitavano.

Il centro venne realizzato in posizione baricentrica rispetto al comprensorio, su un altopiano leggermente rialzato rispetto al territorio circostante, così che l’alto campanile della chiesa risultasse visibile tutt’intorno. Organizzati attorno alla chiesa c’erano inoltre una scuola con alloggi per gli insegnanti, l’alloggio del parroco, un dopolavoro per gli agricoltori e una cooperativa di consumo.

Furono realizzati anche edifici tecnici, come le sedi dell’Azienda e alcuni magazzini per il tabacco. Tutti gli edifici si raccoglievano su una piazza chiaramente perimetrata da un muro lungo tutto il confine. I centri rurali realizzati dal 1934, così come quelli per le due colonizzazioni di massa del 1938 e 1939, seguirono questo stesso modello.

 

 

L'idea iniziale dell'impresa sorse per iniziativa dei Monopoli di Stato, che effettuò alcuni esperimenti sull'altopiano del Garian (a sud di Tripoli) negli anni tra il 1925 e il 1930. Gli esperimenti dettero esiti favorevoli e all'inizio del 1932 nacque, con DG del 22 febbraio 1932, la "Società Anonima dei Tabacchi Italiani per le colture dei tabacchi del Garian".

Il contratto stipulato con lo Stato prevedeva che il governo della Tripolitania fornisse 1.000 ettari di terreno, su cui l'ATI si impegnava a installare 500 famiglie in un periodo di tempo di 5 anni, assicurando il trasporto dall'Italia e il necessario sostentamento economico all'inizio dell'avvaloramento, oltre che continua assistenza tecnica durante la produzione.

L'ATI si impegnava inoltre ad acquisire l'intero raccolto di tabacco, versando allo Stato 1 lira per ogni chilo di tabacco a sua volta venduto. Il governo della Tripolitania inoltre assunse a proprio carico la costruzione delle strade, i lavori per gli acquedotti e approvvigionamento acqua, i lavori per la costruzione delle abitazioni con cisterna e la realizzazione del centro agricolo.

La colonizzazione iniziò nel secondo semestre del 1931 e 22 famiglie abruzzesi (una delle quali era quella di mio nonno Perilli e quindi di mia madre, al podere n. 21, dove io sono nato il 18.10.1942... nota del Webmaster) vennero insediate in altrettante case coloniche costruite sull'altopiano del Garian, presso Tigrinna, in territori che oscillavano tra i 400 e i 700 metri sul livello del mare. Ogni famiglia aveva in gestione un lotto di 2 ettari, la cui metà era destinata alla coltivazione del tabacco e il resto a olivi e ad orto per il sostentamento diretto. 

Il contratto stipulato tra i coloni e l'Azienda prevedeva che in 30 anni il terreno e il podere passassero di proprietà ai coloni, che nello stesso periodo avrebbero dovuto risarcire le anticipazioni ottenute. nel 1933 le famiglie stabili risultavano essere 230, suddivise in 115 case doppie con stalla e cisterna costruite sul confine tra i due lotti.

Il terreno a disposizione delle famiglie risultò presto essere troppo esiguo e nel 1936 Balbo dimezzò delle 500 famiglie, portandole a 270, così che ogni famiglia potesse ricevere un appezzamento di terreno maggiore. Il sovrappiù di manodopera venne utilizzato per la realizzazione di lavori pubblici, come la costruzione di cisterne, strade, edifici.

Nell'aprile del 1938 fu costruito un mulino per la macinazione del grano coltivato dai contadini e, sempre nell'ottica del sostentamento autarchico, un oleificio per la produzione dell'olio, completamente finanziato a fondo perduto, dalla Stato. Il testo tedesco di Schmieder e Wilhelmy del 1939, dedicato ad un resoconto dell'avvaloramento fascista della Libia, scrive che i finanziamenti a fondo perduto sostennero l'attività dell'ATI praticamente durante tutta la sua esistenza, così come il prezzo del tabacco venne mantenuto alto a favore delle famiglie contadine, per permettere loro di coprire le spese.

Il valore politico dell'avvaloramento a Tigrinna era comunque troppo alto per considerare gli aspetti economici negativi, il territorio colonizzato e "redento" costituiva infatti un avamposto geografico e politico fondamentale, un baluardo degli ideali fascisti nell'entroterra a sud di Tripoli.

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IL FUNZIONAMENTO

VirgoletteFinali

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Leggendo qua e là...

Leggendo qua e là...

Notizie spicciole su Tigrinna, Garian e Libia in generale, pescate nelle pagine di internet

Dall’indirizzo:

http://www.unibg.it/dati/bacheca/494/14331.pdf

 

Il tragitto di oggi ci porterà a visitare una serie di villaggi di colonizzazione demografica intensiva di Stato (Gharyan, Tarhuna, Al-Khadra, Qasr Dawm, Al-Gusea), rispetto ai quali il villaggio di Tigrinna si inserisce come primo esempio di colonizzazione demografica con sussidio statale, realizzato all’inizio degli anni Trenta dall’Azienda Tabacchi Italiani in collaborazione con lo Stato, finanziatore delle infrastrutture (strade, acquedotti, abitazioni).

 

Gharyan (“Ghar”: in arabo “grotta”; “yan”: in ebraico “uomo santo”)

Il nostro accompagnatore ci informa dell’esistenza in passato di una grande comunità ebraica, che ha abbandonato questo luogo nel 1967.

Dei segni del colonialismo a Gharyan individuiamo:

La Stazione di polizia, ora Sala Congressi (di cui visitiamo gli interni: constatiamo che i materiali utilizzati sono di provenienza italiana: piastrelle di granito, marmo di Carrara, assemblati veneti)

Il Municipio coloniale, ora Stazione di polizia

La Casa del Governatore

Il Comando Militare, ora centro di artigianato

La Chiesa (piuttosto piccola), ora libreria

Gli edifici sono disposti attorno a una piazza in parte piantumata. Tra il palazzo del Municipio e quello della Stazione di polizia, è situato un giardinetto più piccolo dove ancora è riconoscibile un rilevatore meteorologico.

Si pensa che le ridotte dimensione della chiesa potrebbero essere giustificate dal fatto che i colonizzatori, al fine di favorire l’integrazione della comunità, abbiano preferito creare simboli religiosi poco evidenti e, invece, simboli del potere forti.

 

Pochi chilometri a Sud di Gharyan, si trova il villaggio di Tigrinna (parola berbera, che indica il verseggiare acuto con rapidi movimenti della lingua delle donne berbere durante i matrimoni).

Già dalla strada è visibile una chiesa che domina da un luogo sopraelevato.

Raggiungiamo la chiesa e vi scopriamo un luogo di grande fascino: l’edificio non è costruito in base ai canoni dell’architettura di regime, ma adotta lo stile romanico. Due alti cipressi incorniciano questo luogo sacro che si affaccia su un’ampia vallata percorsa da ordinati filari di ulivi: molto da vicino ricorda il paesaggio più tipico dell’Italia centrale.

L’impressione che ne deriva è di trovarsi in un luogo edificato con lo scopo di creare comunità, di rendere uniti e fieri di trovarsi lì. Tigrinna rompe gli schemi degli altri villaggi di colonizzazione visitati e proprio questo ci conferma che siamo nella I fase della colonizzazione demografica. Ovunque ci sono i segni della colonizzazione vegetale: mimose, oleandri, cipressi, mandorli, viti.

L’insediamento coloniale di Tigrinna è stato costruito al di fuori del centro abitato preesistente, nel rispetto quindi della società basica. Esso non si articola in un insediamento di tipo sparso: le case coloniche si affiancano tra loro seguendo la strada principale. Si tratta di un attributo importante, perché tende a favorire la nascita della comunità. Le case coloniche hanno alle spalle i rispettivi poderi e a lato un appezzamento di terreno coltivato a frutteto (prugni, peri, fichi, peschi) e a orto.

Ci fermiamo nella casa di Ali Lamin, il quale lavora la terra con i suoi figli. Ci parla della difficoltà di coltivare la terra qui, perché il suolo è secco e per irrigare a volte si ricorre ai serbatoi, mentre altri hanno scavato pozzi. Ali ci informa anche che Tigrinna è il nome coloniale di questo villaggio: in realtà la vecchia Tigrinna mantiene anche attualmente il suo nome, mentre questo centro abitato ora si chiama “Sidi Mussa” (“sidi”= “uomo santo”, Mussa = nome proprio arabo). Ci spiega che anche a Tigrinna come a Garyan c’era una comunità ebrea che se ne è andata dopo la rivoluzione.

Altri segni coloniali a Tigrinna:

Il cimitero (le salme sono state portate tutte in Italia quando gli italiani sono stati cacciati da Gheddafi)

Il complesso scolastico (dotato anche di abitazioni per gli insegnanti e di un ampio cortile con panchine ombreggiate)

L’ex- oleificio

La sede dell’Azienda Tabacchi Italiana

Un caseggiato/magazzino con in facciata un’incisione su pietra raffigurante i buoi come simbolo dell’agricoltura.

Diversi edifici coloniali, forse case dei funzionari perché su due piani e dotate di terrazzo d’angolo

- a pagina 21/29

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Dall’indirizzo:

http://www.fedoa.unina.it/1881/1/Santoianni_Progettazione_Architettonica.pdf

 

Nel 1934 il governo della Libia, allo scopo di disciplinare la costruzione delle case rurali, emanava un decreto affidando la progettazione di alcuni modelli a Florestano Di Fausto. L’architetto studiò un’abitazione unifamiliare e un’altra abbinata per due famiglie con diverse soluzioni distributive in rapporto ai componenti del nucleo familiare e al numero dei vani.

Qualche anno prima del decreto del 1934, a Tigrinna, una località distante circa 75 chilometri da Tripoli, venne costruito il primo villaggio agricolo della Tripolitania in una zona destinata alla coltivazione del tabacco. Per le modalità della sua costruzione e per il ruolo che vi ebbe lo Stato, esso costituì un importante esperimento che prefigurò gli scenari futuri della colonizzazione agraria dello scorcio degli anni Trenta.

Secondo il programma di valorizzazione, nella zona era previsto l’insediamento di 500 famiglie di coloni italiani; il primo contingente di 22 famiglie arrivò nel secondo semestre del 1931, ma alla fine l’obiettivo non venne raggiunto poiché solo poco più della metà del numero iniziale di famiglie si stabilì nel comprensorio. I costi per le opere di urbanizzazione e degli edifici erano totalmente a carico dello Stato e per i fruitori non era previsto alcun rimborso futuro.

Le case ospitavano due famiglie ed erano situate sul confine tra due appezzamenti di terreno. La società concessionaria A.T.I. (Azienda Tabacchi Italiani) fino al 1934 aveva adottato un tipo di abitazione rurale con due alloggi accoppiati; ogni unità aveva una cucina/soggiorno e tre camere, mentre all’esterno vi erano i servizi igienici, il forno, la stalla e una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.

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- a pagina 51

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